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Verona, 12 dicembre 2011

Caro Socio,
l’anno che si va a concludere verrà ricordato come uno dei più difficili e travagliati della storia recente sia a livello nazionale che a livello internazionale. È l’anno della crisi della globalizzazione finanziaria, fenomeno con cui dobbiamo imparare a convivere (e dalle cui patologie dobbiamo imparare a difenderci). È quanto mai attuale e profetica anche da questo punto di vista l’enciclica “Veritas in caritate” di Benedetto XVI. Dobbiamo farne tesoro. E dobbiamo essere consapevoli che per reggere all’impatto della globalizzazione finanziaria bisogna prima di tutto mettersi in regola in casa propria. Avere i conti a posto ed agire con la massima trasparenza rende più forti e più credibili. Vale per un Paese come vale per un’impresa e per una famiglia.

L’impegno del nostro Paese

Vale prima di tutto per l’Italia. L’esigenza di affrontare con decisione ed incisività i nodi strutturali della crisi economica, che investe in modo particolare l’area dell’Euro e mette a rischio il grande progetto di integrazione europea, impegna il nostro Paese a realizzare rigorose politiche di risanamento dei conti pubblici e provvedimenti di stimolo alla crescita, fondamentali per evitare un periodo di lunga e pesante recessione. Le ricette possono essere le più diverse (e su questo il dibattito è vivissimo) ma tutte debbono convergere verso questo obiettivo, se vogliamo davvero garantire un futuro sereno alle nuove generazioni.
L’Italia ha la forza morale e le risorse di intraprendenza e di creatività per farcela. Altre volte in passato questa forza e queste risorse le hanno cons
entito di affrontare e superare situazioni di emergenza come quella che stiamo vivendo.

A questo sforzo corale per ridare slancio e vitalità alla nostra economia le imprese debbono contribuire con il massimo impegno, anche attraverso quella “responsabilità sociale” che noi consideriamo elemento portante di una moderna concezione imprenditoriale. Questa responsabilità si esprime in primo luogo attraverso un legame forte con l’economia reale in cui sia centrale l’attenzione ai problemi sociali, in primo luogo a quelli dell’occupazione.

L’impegno di Cattolica
A questo ha guardato sempre Cattolica nella sua storia più che centenaria. E lo ha fatto a maggior ragione in questi anni di crisi con scelte strategiche e gestionali che, attraverso la semplificazione e la ristrutturazione del Gruppo, l’hanno portata a riconcentrarsi sul suo core-business assicurativo e a rinsaldare il suo rapporto con l’economia reale e con il territorio. In questi ultimi mesi, con la crisi dell’euro e dei debiti pubblici, non è stato possibile evitare del tutto i contraccolpi della crisi globale e dell’instabilità dei mercati finanziari. Ma, proprio per le scelte che abbiamo fatto in passato, questi contraccolpi non sono tali da intaccare la solidità di Cattolica e da indebolirne le prospettive future. È questo il messaggio che abbiamo dato negli incontri che abbiamo fatto sul territorio con i Soci (con una partecipazione davvero intensa ed incoraggiante) e che mi sento di rinnovare e confermare in questa lettera di fine d’anno. A dimostrare la solidità della nostra Società e del nostro Gruppo, oltre ogni ragionevole dubbio, sono i dati della terza trimestrale dell’anno che mettono in evidenza come il punto di forza della nostra Compagnia sia la qualità della “gestione industriale”: cioè il grado di efficienza e di redditività della macchina produttiva. Quindi, se da un lato dobbiamo inevitabilmente registrare alcune svalutazioni di investimenti finanziari sui cosiddetti titoli “sovrani”, a cui siamo costretti dalla crisi finanziaria internazionale, dall’altro abbiamo la conferma dei buoni risultati dell’attività assicurativa in senso stretto. Nel complesso il terzo trimestre del 2011 può così registrare un utile di 41 milioni, grazie soprattutto alla redditività dei rami danni e, al netto delle difficoltà che condividiamo con le compagnie concorrenti, sul versante del ramo vita.

Un messaggio di fiducia
In attesa dei risultati definitivi dell’anno possiamo parlare, con soddisfazione, di buona tenuta della nostra Compagnia e del nostro Gruppo nel pieno della più grave crisi economica e finanziaria dal dopoguerra ad oggi. Naturalmente la guardia deve restare altissima. Non certo a caso, resta per noi centrale l’attenzione al tema dell’efficienza e della produttività delle nostre strutture, per metterle in condizione sia di affrontare un periodo, forse inevitabile, di recessione (speriamo non lungo e non grave) sia di farle trovare preparate ai primi segni di ripresa, che ci auguriamo non lontani. Gli incontri che abbiamo fatto sul territorio ci hanno confermato nella convinzione che la formula cooperativa, che tanti davano per superata in passato, è in realtà viva e sentita. E lo è come non mai, proprio perché sono i fatti a dimostrare che è una soluzione affidabile e quindi vincente, in una società in cui sembra prevalere una concezione del mercato fortemente condizionata dalla incertezza del fattore finanziario. Mi sento quindi di dare un messaggio di fiducia ai nostri Soci, con l’invito ad essere sempre più partecipi della vita della Società e l’impegno da parte nostra a tenerli il più possibile coinvolti ed informati.

È con questo spirito che mi sento di rivolgerLe, insieme all’Amministratore delegato, Giovan Battista Mazzucchelli, e all’intero Consiglio di Amministrazione, i più sinceri e fervidi auguri per il Santo Natale e per un Nuovo Anno che sia portatore di pace, di serenità e di benessere per la Sua famiglia.

Con i migliori saluti.

Verona, 12 dicembre 2011

 

Paolo Bedoni



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